L’ opposto cammino dell’ Apis mellifera sicula

Già dall’ inizio degli anni 80, l’ ape sicula sembrava pressoché estinta, il Prof. Pietro Genduso ne era alla ricerca da qualche anno.
Nel 1987 trovai tre ceppi di ape nera in un apiario abbandonato nell’ agro di Carini (PA), unici sopravvissuti all’ abbandono ed all’ infestazione da varroasi che in quegli anni aveva distrutto interi apiari.
Genduso collaborato dal Dott. Salvo Biondo era in grado di praticare l’ elettroforesi ed aveva messo a punto nel caso di ritrovamento, l’ isolamento sull’ isola di Ustica, cosicchè essendo risultate le 3 famiglie sopravvissute (relitte) conformi geneticamente al controllo elettroforetico, vengono lì isolate e riprodotte.
E’ il primo vagito dell’ ape nera sicula.
Dopo qualche anno gravissimi problemi legati alla consanguineità mi spingono alla ricerca di nuove linee genetiche, nel 1992 trovo due ceppi relitti di ape sicula a Custonaci e S.Vito Lo Capo (TP).
Con un ceppo revitalizzo le colonie di Ustica, con l’ altro insedio l’ isola di Filicudi e successivamente grazie a due nuovi ritrovamenti, l’ isola di Alicudi e Vulcano.
Il 90 % dei ceppi relitti con cui ho insediato le isole erano e sono ceppi naturalmente sopravvissuti nelle zone più brulle ed inospitali della Sicilia Occidentale, rifuggite pertanto dagli apicoltori, sopravvissute naturalmente alla varroasi ed a tutte le patologie apistiche oltreché alle disfunzioni antropiche e climatiche.
Nel 1997 avendo raggiungo un discreto numero di famiglie per ogni linea genetica, inizio a praticare quella che ho definito “selezione naturale –accelerata”, cioè l’ allontanamento dalle isole di quelle famiglie di sicula che presentavano anche il minimo accenno di problematiche sanitarie: maggiore accumulo di varroa, la minima traccia di covata calcificata …
Collaboro ad un progetto con la prof. Anna Maria Pirrone docente di biologia cellulare dell’ Università di Palermo e con l’ Istituto nazionale di apicoltura di Bologna, estrometto dalle isole i ceppi d’ ape che pur risultando pienamente conformi agli esami elettroforetici, non lo erano pienamente alle analisi biometriche effettuate dall’ INA ed a quelle mitocondriali effettuate dall’ università di Palermo, l’ ape sicula ritrova se stessa.
Dopo anni il Prof. Per Kryger della Aarhus University (Danimarca), facente parte del gruppo di ricerca Coloss 4, constata che tra tutte le sottospecie d’api analizzate e provenienti da ogni parte del mondo con la nuova tecnica micro satellitare, l’ Apis mellifera sicula è la più conforme.
Nello stesso progetto in una comparazione legata alla sopravvivenza delle sottospecie d’api effettuata in Danimarca nei due inverni più freddi degli ultimi vent’anni,l’ape sicula ha presentato un altissimo grado di sopravvivenza (70 %) nonostante sia di origine africana.
Nel 2001 vengo iscritto all’ albo nazionale allevatori api regine dell’ INA nella sezione Apis mellifera sicula.

L’ ape sicula è tornata ad esistere anche ufficialmente !

Carlo Amodeo

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Pagine associate, segui i seguenti link:

Stato dell’ ape sicula 

L’ incontro con Slow Food, la condivisione , il progetto ape slow alla memoria del Prof. P.Genduso

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