Troppi pesticidi e clima “pazzo”: sempre meno api

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La produzione ha segnato un calo del 50%. Da 400-500 a sole 250 tonnellate di miele. Negli ultimi due anni abbiamo perso il 40% del patrimonio apistico regionaledi Laura Pigani

UDINE. Il settore apistico locale è in sofferenza. Troppi pesticidi e clima “pazzo” hanno ridotto il numero di api e la stagione 2016 si è conclusa con un calo del 50 per cento della produzione di miele rispetto all’anno precedente. E sugli scaffali di negozi e supermercati, vista la distribuzione limitata, il rischio è di dover sborsare attorno al 20 per cento in più a confezione. A lanciare il grido di allarme è il Consorzio degli apicoltori della provincia, che conta 700 iscritti e un patrimonio di circa 18 mila alveari, pari a circa la metà di quelli presenti in regione.

La produzione di miele, che durante una stagione “normale” oscilla tra 400 e 500 tonnellate, in tutta la provincia si è attestata attorno alle 250 tonnellate. Un calo determinato dall’utilizzo di pesticidi, come dal cambiamento climatico, con inverni miti e primavere piovose che impediscono alle api di trovare cibo in quantità adeguate. «Negli ultimi due anni – sottolinea Luigi Capponi, presidente degli apicoltori della provincia di Udine – abbiamo perso il 40 per cento di patrimonio apistico, questo è dannoso per il territorio, che perde così la capacità di rigenerarsi». Questi insetti, infatti, sono utilizzati per l’impollinazione di colture e frutteti.

La Provincia di Udine, per far fronte a queste difficoltà, ha assegnato un contributo di 10 mila euro al Consorzio e 56 mila euro ai produttori per l’acquisto di famiglie di api, alveari e attrezzature per proseguire l’attività. «Attraverso il finanziamento al Consorzio – spiega l’assessore provinciale alle attività produttive Leonardo Barberio – rinnoviamo il sostegno a un organismo che fornisce un indispensabile servizio di formazione, assistenza tecnica e coordinamento scientifico all’attività capillare degli apicoltori sul territorio. Un comparto, quello apistico, di fondamentale importanza per lo sviluppo e la valorizzazione dell’intero settore primario e delle sue specificità. Con i finanziamenti ai produttori, andiamo a sostenere la loro attività messa duramente alla prova in questi anni, nella consapevolezza, proprio, della rilevanza del settore per il mantenimento della biodiversità».

Il settore nel corso degli ultimi anni, in particolare, ha spesso trovato la strada in salita, con l’eccezione della parentesi positiva della produzione nella stagione 2015 che aveva fatto sperare in una ripresa. «Le quantità di miele scarseggiano – argomenta Capponi –, quest’anno la produzioni è dimezzata. Il miele di acacia, che solitamente per quantità e richiesta determina l’andamento della stagione produttiva e del mercato, ha subito in questi anni una sensibile diminuzione.

Basti pensare che quest’anno la media stagionale non supera la decina di chili di miele di acacia per famiglia produttiva, a fronte di una produzione che in stagioni non compromesse poteva risultare più che raddoppiata». Il clima più favorevole, riscontrato durante l’estate, ha permesso di recuperare parzialmente con le fioriture estive la produzione di miele di tiglio e castagno nelle zone vocate e millefiori estivo su tutto il territorio.

La salvaguardia del patrimonio apistico – ribadiscono dal Consorzio – è fondamentale per non indebolire ulteriormente un settore che, comunque, riesce ancora a fornire opportunità di reddito per i giovani (circa il 30% degli apicoltori presenti sul territorio) che, a vario titolo e livello e con investimenti iniziali non particolarmente elevati, si avvicinano a questo tipo di attività.

«Non va dimenticato – sottolinea infine il presidente del Consorzio – che le api ricoprono un ruolo fondamentale all’interno degli ecosistemi per il mantenimento della biodiversità». Il loro depauperamento è dovuto anche all’azione dell’uomo, che utilizza pesticidi di nuova generazione, come i neonicotinoidi, che sono «1.800 volte più letali del famoso Ddt e agiscono sul sistema nervoso delle api facendo in modo che le “bottinatrici” non possano portare più il cibo alle famiglie per allevare la covata».

Fonte: http://messaggeroveneto.gelocal.it

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